Recupero crediti
Recupero crediti: dalla messa in mora al decreto ingiuntivo
5 giugno 2025
Per un’impresa, un credito non incassato non è solo un fastidio: è liquidità che manca, sono fornitori da pagare e margini che si assottigliano. Sapere come muoversi, e in che ordine, fa la differenza tra recuperare il dovuto e accumulare insoluti.
Il recupero crediti inizia quasi sempre in via stragiudiziale, cioè senza coinvolgere il giudice. Si parte con solleciti e contatti diretti, per poi passare alla messa in mora: una comunicazione formale, di norma via raccomandata o PEC, con cui si intima al debitore di pagare entro un termine preciso (spesso quindici giorni). La messa in mora non è una formalità inutile: interrompe la prescrizione, fissa una data certa e fa decorrere gli interessi di mora.
Se il debitore non collabora, si valuta l’azione giudiziaria. Lo strumento più rapido per i crediti documentati è il decreto ingiuntivo: il creditore, munito di prova scritta del proprio diritto (fatture, contratti, estratti conto sottoscritti), chiede al giudice di ordinare il pagamento. Ottenuto il decreto, se il debitore non si oppone nei termini, questo diventa titolo esecutivo e apre la strada al pignoramento dei beni.
C’è però un passaggio che un buon professionista non salta mai: la verifica preventiva della solvibilità. Un titolo esecutivo contro un debitore senza beni aggredibili rischia di essere una vittoria solo sulla carta, con costi di causa che non si recuperano. Per questo, prima di procedere, conviene valutare la reale situazione patrimoniale del debitore e scegliere di conseguenza.
Lo Studio Aliventi segue entrambe le fasi — stragiudiziale e giudiziale — con un approccio pragmatico, orientato al risultato economico per il creditore: recuperare il più possibile, nel minor tempo, con il minor rischio di spese inutili.
